“Welcome To The Machine” official video

Con una première trasmessa su YouTube oggi pomeriggio, i Pink Floyd hanno presentato il video ufficiale di “Welcome to the Machine”, proseguendo le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario di “Wish You Were Here” (1975).

Rispetto alla celebre versione animata con le illustrazioni di Gerald Scarfe del 1976 — utilizzata per la prima volta dal vivo durante l’In the Flesh Tour del 1977 — questo nuovo video recupera un elemento chiave del film originale: la sfera iniziale che occupa l’intero schermo. La palla si muove lentamente e sembra affondare tra le onde di un mare scuro, attraversato dal riflesso di una luna invisibile. Intorno al minuto 1:14 la sfera riemerge dall’acqua, per poi svanire di nuovo.
Dal minuto 1:46 si intravede un cielo stellato — gli appassionati di astronomia sapranno riconoscere le costellazioni — mentre le immagini proseguono in un’atmosfera cupa e tenebrosa. Le onde continuano a incresparsi davanti agli occhi dello spettatore, cambiando direzione e offrendo una sequenza ipnotica di movimenti sempre diversi.
Quando questa distesa marina rischia quasi di evocare, per durata e insistenza, le celebri immagini di surf di “Crystal Voyager” — accompagnate per 23 minuti dalle note di “Echoes” — e si è sul punto di distogliere lo sguardo, al minuto 3:53 compare nel cielo una sorta di luna lampeggiante, il cui riflesso si riversa sulle onde. La camera sembra avvicinarsi alla luce, ma questa si allontana progressivamente, trascinando con sé anche le stelle circostanti.
Al minuto 4:30 la scena si anima: la camera ruota a 360 gradi e le onde nere si trasformano gradualmente in pieghe di plastica scura, richiamando il drappo che ha caratterizzato la recente campagna promozionale per il cinquantenario di “Wish You Were Here“. La trasformazione avviene proprio sull’ultimo verso del brano, poco prima che Richard Wright introduca l’inquietante suono del MiniMoog. Fino al minuto 5:46, queste onde di plastica si muovono lentamente, finché la camera si allontana rivelando il drappo nero che avvolge una sorta di totem: un’immagine già vista nel video ufficiale della demo di “Welcome to the Machine”, pubblicato lo scorso 12 settembre.
Intorno al sesto minuto, lo scenario cambia: compare un orizzonte montuoso con un sole che sorge in basso a destra, seguito da un terreno arido e screpolato. Un paesaggio che sembra evocare l’assenza dell’acqua, quasi un’eco secca delle onde precedenti. Per un attimo il suolo pare incresparsi, la sabbia viene mossa dal vento, fino a riempire completamente di granelli lo schermo.
Quando il brano introduce suoni meccanici, simili a un ascensore in funzione, appaiono immagini in bianco e nero dei Pink Floyd intenti a suonare: non materiale inedito, ma un filmato tratto da una trasmissione televisiva tedesca della SDR del 22 luglio 1969. Alle riprese vengono sovrapposti effetti da oscilloscopio. Quando nella canzone emergono risate e frammenti di conversazione, scorrono filmati d’archivio in bianco e nero. Il primo mostra persone che ridono (risalenti al 1915, proveniente dall’archivio di Getty Images), seguite da sequenze tratte dal cortometraggio “Insomnia” del 1945, in cui si riconosce l’attore Dick York nei panni di Buzz che ride asciugandosi le lacrime, osservato con aria dubbiosa da un altro personaggio.
A rendere il montaggio ancora più spiazzante compaiono le celebri immagini del promo di “Arnold Layne” (1967), con Roger Waters e Syd Barrett che fingono di azzuffarsi. Seguono l’inquadratura del filmato a colori di una donna che spia da dietro una tenda e poi si copre gli occhi per ripararsi da una luce intensa, fino ad arrivare alle immagini dei Pink Floyd senza Barrett del febbraio 1968, tratte dal promo televisivo belga di “See Emily Play“.

Il risultato è un video enigmatico e stratificato, ricco di rimandi visivi e simbolici, aperto a molteplici interpretazioni.

Per il video è stato coinvolto Justin Daashuur Hopkins come regista e montatore capo. Justin, pluripremiato regista e artista di fama internazionale, è figlio del famoso illustratore Chris Hopkins e della scultrice Jan Hopkins. Aveva già realizzato per i Pink Floyd il video di “Wish You Were Here” (disponibile anche nel suo sito) e i dodici Micro Films per “Wish You Were Here” pubblicati nelle scorse settimane.
Dilly Gent è una produttrice e regista di Los Angeles, che ha lavorato per i Radiohead.
La direzione artistica e di animazione è affidata a Effixx Studio, il montatore è Mark Harriso, l’assistente al montaggio è Ru Storey, mentre la casa di produzione è la Son&Heir.

Nino Gatti