STEVE HACKETT: “I PRIMI FLOYD NON ERANO CONSIDERATI PROG”
L’ex chitarrista dei Genesis Steve Hackett ha rilasciato una intervista con Peter Norvaisas, che fa parte del team dietro al sito ProgRock.com. Norvaisas ha pubblicato la chiacchierata con Hackett lo scorso 14 gennaio.
Tra i vari argomenti trattati, si è parlato anche del prog, con il chitarrista che ha dichiarato:
«Molte volte la gente parla di band progressive e molto raramente cita i Procol Harum, che dal punto di vista sonoro sono progressive quanto più si può. Un grande uso dell’orchestra, un ottimo incontro tra musica classica, soul e blues. Testi splendidi, grande senso dell’umorismo a volte.
Ma di solito la gente cita alcune band progressive ben precise: nominano gli ELP, i King Crimson, i Genesis, i Jethro Tull. E in pratica ci si ferma a quelle band britanniche. Oppure i Pink Floyd, che agli inizi non venivano affatto considerati una band progressive, perché quel termine in realtà non esisteva ancora. “Progressive” era una parola che avevo sentito applicare al free jazz anni Sessanta, ma poi sembra che il termine risalga addirittura ai primi del Novecento, quando Richard Strauss parlava di Edward Elgar e del The Dream of Gerontius. Quindi è da lì che parte: qualcosa come il 1911. Insomma, parliamo di un concetto che esiste da parecchio tempo».
I PINK FLOYD CITATI NEL LIBRO “IL SILENZIO CHE RESTA”
Esce domani 5 febbraio il giallo-triller “Il silenzio che resta” di Giuliano Pasini, curato da Edizioni Piemme (368 pagine, ISBN 979122380136). In un post di presentazione diffuso oggi sui social anticipa la presenza dei Pink Floyd nel racconto.
Sinossi: «Una baracca oscura, oltre un ponte. Una figura minacciosa avvolta nell’ombra e un bambino addormentato sotto una coperta rossa.
È così che Elena Dal Pozzo vede il figlio Mattia, scomparso da quasi un anno, durante una seduta di ipnoterapia che dovrebbe servire a farle rivivere un momento orrendo per accettarne l’esistenza senza ricorrere al torpore farmacologico in cui si rifugia sempre più spesso.
Un tempo è stata una giornalista di valore e prospettiva, era brava. Quando è arrivato Mattia, però, ha dovuto occuparsi della famiglia. Adesso lavora per una piccola emittente locale, ascolta in loop Comfortably Numb dei Pink Floyd per anestetizzare il dolore e tutte le sere cerca di farsi del male.
Finché il suo mondo crolla di nuovo. Una telefonata inattesa: una conferenza stampa urgente in questura sembra preludere a qualcosa di grave. Nonostante lo stato alterato, è costretta a muoversi. Viene annunciata la scomparsa di un altro bambino. Nell’anniversario della sparizione di suo figlio. Nello stesso punto. Il passato è pronto a trascinarla di nuovo nell’abisso.
Anche perché a guidare le indagini è sempre Santo Mixielutzi, noto in questura come “Sfinge”. Un uomo dallo sguardo cupo e dalle poche parole, che sembra non cedere nemmeno davanti al dolore. Un vero professionista che nasconde però un segreto, sepolto sull’isola dove è nato.
Giuliano Pasini, maestro del genere, torna con un grande thriller che scava nella psiche dei personaggi coniugando pathos e rigore di trama. Una vorticosa discesa agli inferi. Un page-turner impossibile da posare».
GIULIANO PASINI Nato a Zocca in provincia di Modena, è un orgoglioso uomo d’Appennino che vive in pianura, a Treviso. Socio di Community, una delle più importanti società italiane che si occupano di reputazione, è presidente del Premio Letterario Massarosa e in giuria di altri concorsi italiani e internazionali. Il suo esordio, Venti corpi nella neve (ora Piemme), diventa subito un caso editoriale, tradotto in diversi Paesi. Seguiranno Io sono lo straniero e Il fiume ti porta via, tutti con protagonista Roberto Serra, poliziotto anomalo e dotato di grande umanità, in perenne fuga da sé stesso e dal male che lo affligge. È così che si muore ne segna il ritorno a Case Rosse, dieci anni dopo il primo romanzo. Un’ambientazione che ritroviamo, così come la coppia Serra e Tonelli, nell’ultimo appassionante thriller di Pasini, L’estate dei morti.
I PINK FLOYD E STANLEY KUBRICK SU ESQUIRE
I fan della band conoscono bene questa storia, ma per chi non ne fosse a conoscenza: nel 1971 Stanley Kubrick chiese ai Pink Floyd il permesso di utilizzare il loro brano Atom Heart Mother nel film Arancia Meccanica.
Com’è andata a finire? Potete scoprirlo leggendo questo articolo pubblicato oggi da Esquire.
GILMOUR ISPIRA WAYNE HUSSEY (THE MISSION)
Nel nuovo numero di Classic Rock UK (n. 350, marzo 2026) compaiono diverse citazioni legate ai “nostri” Floyd. In un articolo dedicato ai The Mission, il chitarrista Wayne Hussey indica David Gilmour come una delle sue principali fonti di ispirazione per la chitarra, citando anche Mick Ronson e Andy Powell dei Wishbone Ash.
Nello stesso numero si può leggere anche un interessante approfondimento sugli Smashing Pumpkins, nel quale il loro album Mellon Collie and the Infinite Sadness viene accostato al White Album dei Beatles, a The Wall dei Pink Floyd e a Tusk dei Fleetwood Mac, definiti come “capolavori che hanno segnato la carriera degli artisti”.
Infine, in una recensione della 20th Anniversary Edition di Down in Albion, album di debutto dei Babyshambles, compare anche una citazione di Syd Barrett.
THE DIPSOMANIACS: SYD BARRETT
Pubblicato il 20 gennaio 2026, il video animato è stato curato dal geniale Steve Bobinski, autore del filmato realizzato per il brano Syd Barrett dei Dipsomaniacs, band del New Jersey. La canzone è inclusa nel loro album Whatever Planet, uscito nel 2025.
Steve Bobinski è animatore, regista ed editore. Nel corso della sua carriera ha diretto e realizzato diversi videoclip animati di grande interesse ispirati alla musica di Syd Barrett, tra cui Lucifer Sam (inciso da Barrett con i Pink Floyd) ed Effervescing Elephant (dall’album The Madcap Laughs di Syd), pubblicati anche sul profilo ufficiale dedicato all’artista.



