Tim Renwick ricorda il Live8 con i Pink Floyd

Per i pinkfloydiani, il concerto-reunion dei Pink Floyd al Live8 del 2 luglio 2005 rappresenta uno dei momenti più intensi ed emozionanti nella storia della band. Dietro l’evento e l’iconica immagine dell’abbraccio sul palco tra Gilmour, Mason, Waters e Wright, si è sempre avvertita la sensazione che non tutto fosse stato ancora raccontato.

Oggi questa percezione trova ulteriore conferma grazie a una breve intervista al chitarrista Tim Renwick, che quel giorno era sul palco insieme ai Pink Floyd. Nato a Cambridge nel 1949, Renwick è un collaboratore di lunga data della band e ha un legame con la loro storia che affonda addirittura nell’infanzia: da ragazzo, infatti, Syd Barrett era stato il suo capo truppa negli scout!
Nel corso della sua carriera, Renwick ha suonato con i Sutherland Brothers and Quiver (in alcuni loro dischi c’era anche David Gilmour) ed è stato coinvolto in numerosi progetti legati all’universo floydiano. Ha partecipato all’album di Rachid Bahri del 1977, che vedeva la presenza anche di altri membri dei Pink Floyd, ha contribuito a “Broken China” (1996), il secondo album solista di Richard Wright, ed è stato tra i protagonisti del celebre concerto acustico di David Gilmour del 2001, disponibile anche in versione DVD.
Nel suo curriculum figurano inoltre un tour con Roger Waters — quello del 1984, realizzato per promuovere il suo primo album solista “The Pros and Cons of Hitch Hiking” — ma soprattutto le tournée dei Pink Floyd guidate da David Gilmour tra il 1987 e il 1994.

Di seguito, la traduzione integrale della nuova intervista con Tim Renwick, pubblicata oggi (16 gennaio) dal quotidiano Shepparton News:

«Renwick ha fatto rock con le leggende
Shepparton News, 16 gennaio 2026

Il chitarrista Tim Renwick ha suonato con vere e proprie leggende come David Bowie e i Pink Floyd.
Il chitarrista inglese Tim Renwick ha collaborato con alcuni dei più grandi nomi della musica, sia in studio sia dal vivo: David Bowie, Al Stewart, Pink Floyd, Eric Clapton, Elton John, Cliff Richard… l’elenco potrebbe continuare all’infinito.
«Ho sempre apprezzato un mix di concerti e lavoro in studio», racconta Renwick.
«Quando si parla di tournée, molti musicisti rifuggono le esibizioni dal vivo, perché viaggiare ti allontana da famiglia e amici, può essere piuttosto destabilizzante e comporta lunghi tempi morti».
«A me invece piace “l’odore del trucco di scena e il boato del pubblico”».
«Con i Pink Floyd abbiamo tenuto ben oltre 300 concerti, per lo più in stadi all’aperto, in tutto il mondo».

Secondo Renwick, le sessioni di registrazione memorabili sono state tante, ma una in particolare gli è tornata alla mente durante l’intervista: la sua partecipazione come chitarrista all’album di successo Heartbreaker di Dionne Warwick del 1982.
«Fui ingaggiato per registrare un album per Dionne Warwick, prodotto da Barry Gibb, nello studio dei Bee Gees a Miami», spiega.
«C’era una formazione di musicisti davvero stellare, con Steve Gadd alla batteria e Richard Tee al pianoforte, e i brani vennero registrati dal vivo, comprese le voci guida di Dionne stessa».
«Era una vera novità, perché oggi la maggior parte delle registrazioni viene assemblata con un grande uso di sovraincisioni di strumenti e voci».
«Sentire la sua voce arrivare nelle cuffie era semplicemente magico».

Tra i tanti concerti tenuti da Renwick, uno è stato quello con i Pink Floyd al Live8 del 2005. Tuttavia, invece di essere un’esperienza indimenticabile in senso positivo, si rivelò uno dei momenti meno piacevoli della sua carriera dal vivo.
«Fu un’esperienza piuttosto strana, dopo tutte le tournée che avevamo fatto», ricorda.
«C’era un’atmosfera piuttosto tesa tra David (Gilmour) e Roger (Waters), quindi non posso dire di averla vissuta con piacere».
«Quando lo spettacolo finì, io e mia moglie attraversammo Hyde Park a piedi per tornare in hotel, completamente da soli».
«Non ci furono ringraziamenti né festeggiamenti dopo il concerto».
«A essere sinceri, fu piuttosto un anticlimax».

Ripensando a sei decenni nell’industria musicale, Renwick dice di «sentirsi fortunato per il solo fatto di essere riuscito a vivere facendo qualcosa che amo così tanto».

E cosa riserva il 2026 a Renwick?
«Un paio d’anni fa ho avuto la sfortuna di scivolare giù per una rampa di scale e mi sono rotto piuttosto seriamente la caviglia destra in un paio di punti», racconta.
«Questo ha praticamente fermato le mie attività: sto ancora riprendendomi dall’incidente».
«Vivo in Cornovaglia, in Inghilterra, vicino al mare, e ho intenzione di continuare a registrare il mio materiale a casa».
«In molti mi hanno incoraggiato a scrivere un libro sulla mia vita nella musica: potrei davvero decidermi a farlo».

Nino Gatti