Patrick Leonard ha rilasciato di recente un’intervista, pubblicata sul numero odierno del quotidiano Belfast Telegraph, nella quale ripercorre la sua carriera al fianco di star del calibro di Madonna, Leonard Cohen, Bryan Ferry, Michael Jackson, Elton John e Rod Stewart, solo per citarne alcune.
Tra i fan dei Pink Floyd, Leonard è celebre per il suo contributo all’album A Momentary Lapse of Reason (1987) – in cui ha suonato il sintetizzatore e co-firmato con David Gilmour il brano Yet Another Movie – e per la co-produzione di Amused to Death (1992) con Roger Waters. Proprio quest’ultimo sodalizio è considerato da Leonard la terza più grande esperienza di collaborazione della sua vita, preceduta solo da quelle con Cohen e Madonna.
“Non sono mai stato in una discoteca in vita mia, eppure ho scritto alcune delle canzoni dance più grandi della storia“, ha dichiarato il settantenne autore, produttore e musicista originario del Michigan.
L’articolo del Belfast Telegraph ripercorre la sua storia fin da quando, a soli dieci anni, ascoltava i Pink Floyd, molto prima di arrivare a collaborare con la band che gli faceva battere il cuore da ragazzo. Tutto ebbe inizio mentre lavorava all’album Bête Noire di Bryan Ferry: fu proprio Leonard a suggerire al cantante di coinvolgere David Gilmour nelle registrazioni. Ferry conosceva già molto bene Gilmour, avendolo ospitato sul palco del Live Aid il 13 luglio 1985. Nell’articolo si legge: «Ferry chiamò il chitarrista, Gilmour accettò, e Leonard andò a Londra per registrare nei leggendari Air Studios di Oxford Circus con due dei suoi eroi musicali».
Poco tempo dopo, un’altra collaborazione era destinata a far tremare i polsi a Leonard. Arrivò infatti una chiamata dal management di Roger Waters, che cercava il suo aiuto per la realizzazione del nuovo album solista dell’ex bassista dei Floyd. «Così, improvvisamente, i Pink Floyd hanno avuto una grande presenza nella mia vita.- racconta Leonard – Io e Roger ci siamo incontrati a New York, ci siamo fatti una risata e abbiamo passato quasi due anni a realizzare Amused to Death. E quell’esperienza – la metterei al di sopra di qualunque cosa io abbia mai fatto. C’è un sacco di lavoro dietro quel disco, ma mio Dio, è straordinario».


